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| Voce della Vallesina, 28 dicembre 2025 |
E’, ormai, imminente l’apertura delle celebrazioni dell’ottavo centenario della morte di Francesco d’Assisi (1226 - 2026).
L’avvicendarsi dei secoli non ha attenuato l’interesse universale per la figura del santo.
Prova ne è la quantità enorme di saggi storici e testi divulgativi pubblicati in questi mesi (Aldo Cazzullo, Alessandro Barbero, P. Massimo Fusarelli) o, comunque, ristampati per l’occasione (Chiara Frugoni, Hermann Hesse, Jacques Le Goff ).
Da molte settimane, il libro di Cazzullo ( Francesco, il primo italiano ) è saldamente in testa
alle classifiche nazionali, con oltre 300 mila copie vendute.
In tema di francescanesimo, merita di essere ricordato il contributo di uno scrittore jesino, forse non abbastanza conosciuto dai suoi conterranei: si tratta di quel Rafael Sabatini (1875-1950), emigrato in Inghilterra e considerato tra i principali autori di bestseller del XX secolo.
I suoi Scaramouche (1921) e Capitan Blood (1922) hanno entrambi superato strabilianti quote di diffusione, entrando, a buon diritto, nel novero dei classici della letteratura mondiale di “cappa e spada”.
La cifra stilistica dell’autore è definita dal connubio tra rigore storico e narrazione d’avventura. I suoi racconti - caratterizzati da un ritmo incalzante di duelli, fughe audaci e colpi di scena - sono stati spesso utilizzati a Hollywood per trasposizioni cinematografiche di enorme successo.
Sabatini, di cui ricorre quest’anno il centocinquantesimo dalla nascita (avvenuta in un’abitazione a pochi metri dal Teatro Pergolesi), è, a buon diritto, annoverato tra i migliori eredi di Walter Scott e di Alexandre Dumas.
Nel 1934, giunto al culmine del suo percorso letterario, Sabatini pubblica il libro “ Heroic Lives ” (“Vite Eroiche”) nel quale, attraverso sei racconti biografici dedicati ad altrettanti personaggi storici, illustra il suo concetto di eroismo: “ L’eroe, nel senso squisitamente omerico, il principe guerriero, il superuomo di muscoli, cervello e coraggio animale non ci soddisfa più. L’ardimento fisico ha cessato di essere un attributo necessario. Ciò significa che si è non solo arrivati a considerare lo spirito come superiore alla carne, ma anche a destituire la carne di significato ”.
Tra i sei autentici personaggi eroici individuati da Sabatini, è ricompreso San Francesco d’Assisi, protagonista del racconto intitolato “ The Bridegroom of Poverty ” (“Lo Sposo della Povertà”).
Il giovane Francesco di Bernardone, amante dei cicli cavallereschi, sogna una vita eroica.
Le sue aspirazioni di gloria si infrangono amaramente, prima contro l’armata perugina, (nella battaglia di Collestrada del 1202 gli assisani verranno sconfitti e Francesco sarà fatto prigioniero per un anno) e, poco tempo dopo, a Spoleto dove cade improvvisamente malato, trascorso appena un giorno dalla partenza da casa per una spedizione militare in Puglia.
Da questo misterioso episodio ha inizio la sua conversione (“ N el dormiveglia intese qualcuno che lo interrogava dove voleva andare. Francesco gli espose per intero il suo progetto. E quello: “Chi può esserti più utile: il padrone o il servo?”. E avendo lui risposto: “il padrone”, quello riprese: “Perché, dunque, abbandoni il padrone per il servo, e il principe per il suddito?”. Allora Francesco domandò: Signore cosa vuoi che io faccia? E la voce: “Ritorna nella tua città e ti sarà detto che cosa devi fare” F.F. 1401).
Tornato ad Assisi, ritrovò i compagni di baldoria, i quali, vedendolo assorto e meditabondo, pensarono a qualche pena d’amore e gli consigliarono di prendere moglie.
Nella ricostruzione di Sabatini, la risposta di Francesco fu lapidaria: “Yes. You say well. It is time I were wed. My bride is chosen. She is my Lady Poverty””(“Sì, avete ragione. E’ tempo che mi sposi. Ho scelto già la sposa. E’ Signora Povertà”).
La narrazione di Sabatini prosegue per l’intero arco della vita di Francesco.
L’ideale della cavalleria, ancorché spogliato della connotazione militare, è pienamente riconoscibile tra gli elementi costitutivi della Regola francescana: il servizio fraterno, il comportamento cortese, il disprezzo del denaro, la vita errante, l’obbedienza all’autorità, sono tipici valori mutuati e sublimati dal santo di Assisi.
Non a caso Francesco chiamerà i suoi frati con l’appellativo di “Cavalieri della Tavola rotonda”.
L’eroismo di San Francesco viene misurato da Sabatini con il metro della grandezza spirituale (“The spiritual majesty of the self-denying Saint Francis”).
Questa chiave di lettura cavalleresca, ancorché datata, mantiene un’importanza significativa e si accompagna ai numerosi tentativi di classificazione, spesso parziali e riduttivi, elaborati nel corso dei secoli (di volta in volta, Francesco ecologista, pacifista, poeta, giullare…).
All’Associazione culturale Res Humanae e alla Libera Università per gli Adulti, il merito della riscoperta di questo prezioso testo di profumo jesino.
Mauro Torelli

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