venerdì 7 agosto 2026

Let's go !

 


Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola (Assisi)

Festa della Trasfigurazione del Signore - Giovedì, 6 agosto 2026


Carissimi fratelli e sorelle,

carissimi giovani!

La festa della Trasfigurazione, che stiamo celebrando, è un mistero di luce che ci aiuta ad approfondire il nostro incontro, così gioioso, ma anche denso di interrogativi sul presente e sul futuro. Troviamo nel racconto evangelico il contrasto fra luce e ombra, silenzio e parole, stupore e incomprensione. Siamo ad Assisi, una città alla quale salgono da secoli tanti pellegrini – oggi anche noi – perché qui tutto sussurra che la nostra vita può cambiare forma, sprigionare luce, riparare il mondo. Qui è iniziata la trasfigurazione di Francesco, di Chiara e poi di migliaia di altri giovani: hanno accolto il Vangelo sine glossa – noi diremmo: senza sconti – e la vita di Gesù è ricominciata in loro.

Siamo arrivati qui per capire dove va la storia e dove stiamo andando noi. Nel Vangelo vediamo che si può trovare un senso, si può intravvedere una strada. Come Pietro, Giacomo e Giovanni siamo portati un po’ in disparte e Gesù è con noi. Questo conta: la sua presenza. Sul monte gli apostoli contemplano Gesù che si orienta al proprio futuro. Circa questo punto, c’era stata fra loro incomprensione. Sei giorni prima Pietro aveva contestato al Maestro il suo parlare apertamente della croce (cfr Mt 16, 21-26): si aspettava la gloria per il Messia, e forse anche per sé, senza mettere in conto resistenze e rischi, ma soprattutto senza domandarsi che cosa sia la gloria. Ora, nella trasfigurazione di Gesù, è Dio stesso a rivelarsi nella sua gloria, che ha l’aspetto di una nube che protegge e che avvolge. Indica il Figlio, invita ad ascoltarlo. La via della vita si scopre seguendolo insieme. La sua bellezza ha un nuovo aspetto, un’intensità senza precedenti, tanto che Pietro vorrebbe fermare il tempo e prolungare quella visione. Generosamente, si offre di costruire tre capanne, come per veder continuare la conversazione tra Gesù, Mosè ed Elia. In quella conversazione, invece, bisogna entrare. Non si può restarne solo spettatori. Siamo infatti chiamati a leggere le Scritture col Maestro, a interpretare il nostro tempo e a prendere decisioni, seguendo il suo cammino. Siamo qui per vincere la rassegnazione e la paura, per sciogliere i dubbi che trattengono anche noi, come trattenevano gli apostoli. Gesù ci chiama a dialogare con la sua storia, per scrivere nuove pagine di storia.

Mentre ascoltiamo che «il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce» (Mt 17,2) pensiamo al mattino di Pasqua, quando un angelo del Signore rovesciò la pietra che chiudeva il sepolcro e portò l’annuncio della risurrezione. «Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve» (Mt 28,3). È la luce di un nuovo giorno, verso il quale siamo orientati, mentre attorno a noi, e talvolta in noi, è ancora buio. Ne vediamo l’aurora nei santi canonizzati, come San Francesco e Santa Chiara, e in una miriade di fratelli e sorelle che al male rispondono col bene. Non siamo soli! In questi giorni ne avete fatto esperienza: vi siete incontrati e ascoltati, passando dal rumore di voci sovrastanti e contrastanti all’arte della conversazione. Oggi contempliamo Gesù che si trasfigura proprio nella conversazione col Padre, con chi lo ha preceduto, Mosè ed Elia, e coi suoi contemporanei, i discepoli.

La Chiesa esiste per portarci in questo dinamismo di ascolto e di decisione, in cui comprendere per chi vivere e come vivere. È la comunità in cui imparare a distinguere la voce di Dio, che non coincide mai semplicemente con le nostre opinioni, e osare quell’obbedienza allo Spirito Santo che ha reso audaci e creativi tutti coloro che hanno accettato di seguire Gesù: noi ci de-figuriamo separandoci da Lui e dagli altri; ci trasfiguriamo, invece, nei legami che nutrono e chiamano alla vita. La spiritualità francescana, nella quale siete stati formati, è tra le più attente a riparare i rapporti fondamentali con Dio e con tutte le sue creature: un’armonia da custodire e coltivare, oggi più che mai.

In questo senso, all’inizio della mia prima Enciclica ho suggerito che «Ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile. Ma su ogni epoca incombe il rischio di costruire un mondo disumano e più ingiusto. Là dove l’umanità corre il pericolo di smarrire il proprio volto, noi cristiani alziamo gli occhi verso il Dio che si è fatto carne, sapendo che “solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo”.  Questa magnifica umanità in Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza» (Magnifica humanitas, 1).

Cari amici, la ragione per cui San Francesco, ottocento anni dopo la sua morte, ci attrae ancora, sta nella magnifica umanità che lo portò ad abbandonare le vie già tracciate, perché se ne aprisse una nuova, più coerente col cammino di Gesù. Anche in una città già da secoli cristiana, come Assisi, questo apparve rivoluzionario. «La scelta di Chiara risultò ancora più impressionante: una ragazza che voleva essere come Francesco, che voleva vivere, da donna, libera come quei fratelli!» (Udienza giubilare, 4 ottobre 2025). È l’energia del cristianesimo, quella dei suoi inizi e delle sue molteplici ripartenze.

Ebbene, cari giovani, oggi l’Europa e il mondo intero cercano in voi nuovi santi: osate credere nella parola del Vangelo, diventate umani con la libertà di Gesù Cristo, abbracciate sorella povertà! Il titolo del vostro incontro – Go! – è una missione, un invio su strade di cui non abbiamo le mappe, perché si aprono ascoltando il cuore, obbedendo allo Spirito, seguendo il Risorto dove ha voluto precederci. Go! Andate! O meglio ancora: andiamo! Let’s go! Ai margini, dove l’ingiustizia e la prepotenza di pochi negano la dignità e i sogni di molti, di troppi figli e figlie di Dio. Papa Francesco, ispirandosi al Poverello di Assisi, ci ha messi in guardia dalla «tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore. Gesù vuole che tocchiamo la miseria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri. Aspetta che rinunciamo a cercare quei ripari personali o comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano» (Francesco, Evangelii gaudium, 270).

Si può non essere compresi, persino da quelli di casa, come avvenne a San Francesco. Eppure, sottrarsi alla cultura della potenza e abbattere i muri che separano fra loro gli esseri umani non è mai tradire la famiglia, la città, la tradizione, ma liberarle dai loro fantasmi, da nemici inventati per paura e ignoranza, dalla violenza con cui si vorrebbe imporre il proprio piccolo ordine su una realtà che da ogni parte ci supera. Fidarsi di Dio è ritrovare, come Francesco e Chiara, un mondo di fratelli e sorelle da apprezzare e servire, non da sfruttare e dominare. Non un mondo da difendere, ma da abbracciare.

Votatevi, cari giovani, alla civiltà dell’amore, di cui avete incontrato i germogli in tanti esempi di gratuità, e che trasfigura – a immagine di Cristo – innumerevoli operatori di pace anche oggi impegnati a servire la vita nei più tragici scenari di morte. Unite le migliori energie della vostra magnifica umanità – gli studi, le competenze, il lavoro, le amicizie, l’amore, la preghiera – attualizzando in modi diversi la visione di Francesco. Immagino vi sia cara la preghiera a lui spesso attribuita, un testo del secolo scorso:

Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace:

dove è l’odio, che io porti l’amore,

dove è l’offesa, che io porti il perdono,

dove è la discordia, che io porti l'unione,

dove è l'errore, che io porti la verità,

dove è il dubbio, che io porti la fede,

dove è la disperazione, che io porti la speranza,

dove sono le tenebre, che io porti la luce,

dove è la tristezza, che io porti la gioia.

Ecco “dove” andare! Go! Ma ecco specialmente “come” andare:

Signore, fa che io non cerchi tanto

di essere consolato, quanto di consolare,

di essere compreso, quanto di comprendere,

di essere amato, quanto di amare.

Poiché è nel donare che si riceve,

nel dimenticare sé stessi che si ritrova sé stessi,

nel perdonare che si è perdonati,

nel morire che si risuscita a vita eterna.

Cari amici, possano questi giorni ad Assisi imprimersi nella vostra memoria e il ritorno a casa, ai diversi Paesi d’Europa verso cui viaggerete, sia come la discesa di Pietro, Giacomo e Giovanni dal monte alto della trasfigurazione. Un ritorno pensoso, aperto al futuro, impegnato con Gesù Cristo. Lui si fida di voi, conta su di voi, rimane sempre con voi.

Papa Leone

mercoledì 10 giugno 2026

Il Santo e il Ministro: appuntamento per martedì 16 giugno


 

IL SANTO E IL MINISTRO

Come Crescenzio da Jesi raccontò la vita di San Francesco d'Assisi


Ad un anno dalla morte di Francesco (avvenuta il 3 ottobre 1226), Papa Gregorio IX avviò il processo di canonizzazione.

Emerse, contestualmente, l'urgenza della redazione di una Vita ufficiale di Francesco, che potesse perpetuarne il ricordo tra i seguaci ed i fedeli delle successive generazioni.

Si trattava di un impegno estremamente delicato, in un momento in cui iniziavano ad affiorare forti tensioni all'interno dell'Ordine sulla corretta interpretazione e attuazione della Regola e delle volontà testamentarie del fondatore.

Quali elementi biografici andavano sottolineati?

Quali vicende meritavano specifica attenzione?

Quali altri fatti e circostanze potevano essere tralasciati o posti in secondo piano?

Papa Gregorio IX incaricò della redazione della Vita, Tommaso da Celano: scelta alquanto singolare, dal momento che il frate designato viveva in un convento in Germania e non era stato in contatto diretto con Francesco nelle fasi salienti della sua esistenza.

In effetti, tutti si sarebbero aspettati che la scrittura della biografia venisse affidata ad uno dei compagni della "prima ora", come, ad esempio, Leone.

Il lavoro di Tommaso, pur encomiabile sotto il profilo letterario, non riscosse un giudizio unanimemente favorevole.

Serpeggiava la delusione per un racconto in cui i miracoli erano trattati soltanto marginalmente, in controtendenza rispetto alle tradizionali agiografie dei Santi medievali.

D'altra parte, alcuni aspetti della narrazione (riguardanti, in particolare, la giovinezza e la conversione di Francesco) furono considerati poco aderenti alla realtà dei fatti.

Altre parti del suo racconto apparvero, invece, gravemente carenti.

Toccò ad uno jesino porre rimedio ad una situazione che rischiava di assumere risvolti polemici e divisivi.

Nel 1244, l'ormai vecchio Crescenzio Grizi, "assai esperto in diritto canonico e nell'arte medica", già Ministro della Marca di Ancona, fu eletto Ministro Generale dell'Ordine, settimo successore di San Francesco.

Nel Capitolo dei frati tenutosi a Genova, si stabilì di colmare le lacune della biografia di Tommaso.

Crescenzio interpellò attraverso una circolare, tutti i frati che avevano conosciuto Francesco, per raccogliere testimonianze e ricordi della sua vita.

L'autorevole appello del Ministro fu ascoltato e sortì effetti sorprendenti.

Dal convento di Greccio giunse, nell'agosto del 1246, un contributo a triplice firma di Leone, Rufino e Angelo ("Noi che siamo vissuti più a lungo insieme a lui, benché non ne fossimo degni").

Scrissero, con palpabile commozione, i tre frati: "Abbiamo colto come da un prato ridente, un mazzo di fiori, quello che a nostro parere sono i più belli, senza seguire una narrazione storica continua...".

Attraverso le informazioni sollecitate da Crescenzio, Tommaso da Celano fu in grado di rielaborare e arricchire i contenuti della sua prima opera per concepire la cosiddetta Vita Seconda.

L'opera venne dedicata proprio al Ministro jesino: "Vi preghiamo, benignissimo padre, di volere consacrare con la vostra benedizione questi doni, frutto di non poche e laboriose ricerche, come pure di correggere gli errori e togliere il superfluo, in modo che quanto, a vostro autorevole giudizio, sarà riconosciuto esatto, con il vostro nome, veramente Crescenzio, cresca ovunque e si moltiplichi in Cristo".

Comprendiamo, allora, la centralità della figura di Crescenzio Grizi nella storiografia francescana degli albori.

La sua caparbietà consentì la produzione di un'opera biografica destinata a diventare un caposaldo imprescindibile.

Venti anni dopo, l'ordine perentorio del Ministro Bonaventura di imporre una sola biografia ufficiale di Francesco (la Legenda Maior) e di distruggere tutte le altre Vite in circolazione, non varrà a soffocare l'opera di Crescenzio, destinata, anzi, a riaffiorare, in tutta la sua forza, tra il '700 e l'800.

Al termine del Generalato, Crescenzio fu eletto Vescovo di Assisi.

Notizie contraddittorie lo vedono a capo della Chiesa di Jesi dal 1252 al 1263.

Una tradizione di ardua verifica, afferma che Crescenzio sia stato sepolto nella chiesa di San Marco in Jesi.

Mauro Torelli