mercoledì 28 marzo 2018

Educatore, artista e missionario. In memoria di Padre Antonio Simoncini


CUPRA MONTANA, 14 marzo 2018 –  – E’ deceduto ieri (13 Marzo) all’età di 90 anni Padre Antonio Simoncini, frate Minore e Sacerdote presso il Convento di San Giacomo de La Romita, comunemente chiamato Eremo dei Frati Neri.
La notizia ha fatto il giro del paese ed è stato unanime il cordoglio per la scomparsa di questo frate nativo di Cupra Montana.
Un semplice manifesto funebre annuncia la notizia e brevemente ci ricorda: ”Educatore dei giovani, artista geniale Missionario in Argentina, guida e pastore in varie parrocchie, al servizio dei malati negli ospedali, Direttore della Guardia d’Onore del Cuore Immacolato di Maria in San Marino, padre spirituale di tante anime, dal cuore immensamente buono, amorevole e sensibile, accogliente verso tutti, pieno di misericordia e di carità”.
Parole che descrivono Padre Antonio Simoncini senza alcuna immaginazione ma con l’oggettività della sua opera per il prossimo, per tutti coloro che gli si sono avvicinati per una parola di conforto o per ricevere una particolare benedizione.
I Cuprensi hanno sempre intrattenuto stretti rapporti di rispetto e benevolenza con i Frati Neri e ricordando Don Nazareno Falasconi, possiamo affermare che da lui in poi la Chiesa della Romita è tornata a vivere di luce propria per la tanta la partecipazione dei fedeli.
fonte: qdmnotizie.it



sabato 3 febbraio 2018

Cenni biografici su Crescenzio da Jesi

Voce della Vallesina, 28 gennaio 2018

Veramente encomiabile l’attività di studio di Laura Barbacci, Meri Sbaffi e Maria Cristina Zanotti confluita nel libro “La chiesa di San Marco, un gioiello nascosto”, presentato domenica 1 ottobre.

Di particolare interesse la scoperta di tracce templari che si innestano nel contesto francescano della chiesa, la cui prima origine è riconducibile – secondo la tradizione – al passaggio del Santo di Assisi nella nostra città attorno al 1215.

Per di più, l’opera delle tre autrici -  come si conviene ai migliori lavori in campo storiografico - ha il pregio di stimolare l’apertura di ulteriori “piste” di ricerca.

Sarebbe interessante, ad esempio, approfondire la notizia (riportata dalla Sbaffi) secondo cui la chiesa di San Marco costituirebbe il luogo di sepoltura dello jesino Crescenzio Grizi, sesto Ministro Generale dell’Ordine francescano e, successivamente, Vescovo della nostra diocesi, morto nel 1268.

La figura di questo frate, purtroppo misconosciuta nella sua terra di origine, è strettamente legata alle concitate vicende che seguirono la morte del Santo, avvenuta nel 1226.

E’ universalmente noto che la povertà costituisce il tratto qualificante dell’esperienza umana di Francesco (non a caso chiamato Pater pauperum) e trova conferma nel suo Testamento e nella Regola: “I frati non si approprino di nulla, né casa, né luogo, né alcuna altra cosa. E come pellegrini e forestieri in questo mondo, servendo al Signore in povertà ed umiltà, vadano per l’elemosina con fiducia. Né devono vergognarsi, perché il Signore si è fatto povero per noi in questo mondo”.

Come era umanamente prevedibile, il carattere radicale della volontà testamentaria di Francesco finì per creare, nei suoi eredi, divisioni e contrasti.
Mentre parte dell’Ordine propugnava il primato assoluto della “santa povertà”, altri esponenti (sostenuti dalla Curia Romana) vollero coltivare un obiettivo di proselitismo e di penetrazione francescana nella società dell’epoca:  tale strategia poteva essere perseguita  attraverso l’edificazione di nuovi conventi e lo sviluppo territoriale di una solida struttura organizzativa.

Molto presto i fautori della spinta apostolica entrarono in conflitto con i sostenitori del carisma contemplativo delle origini: con la bolla Quo elongati del 1230, Gregorio IX giunse a dichiarare che i frati non erano obbligati alla stretta osservanza del Testamento.

La presa di posizione del Papa fece divampare lo scontro tra la componente degli zelanti (strenui “custodi” del Testamento) e quella dei lassisti.

La situazione di crisi fu affrontata dallo jesino Crescenzio Grizi, Ministro Generale dell’Ordine tra il 1244 e il 1247, il quale si contrappose apertamente agli zelanti, in sintonia con l’autorità papale.

Appartenente a una delle più nobili famiglie della città, in gioventù aveva avuto, secondo alcune fonti, moglie e prole. Alla morte della coniuge, aveva deciso di entrare, insieme ad un figlio, nell’Ordine francescano.

Le Fonti così descrivono l’operato del Grizi: “Entrato nell’Ordine già vecchio, esperto in diritto canonico e in medicina. Non molto tempo dopo fu fatto Provinciale della Marca anconetana. Vi trovò una setta di uomini superstiziosi, che non camminavano secondo le verità del Vangelo (…) ritenendosi più spirituali degli altri e volendo vivere secondo il proprio arbitrio, attribuendo tutto questo alla mozione dello Spirito. Frate Crescenzio, mentre era ministro provinciale li sterminò con mano forte”(Fonti Francescane  2671)

Controverso fu il giudizio dei contemporanei sull’opera di Crescenzio: un giudizio sicuramente condizionato dalle contrapposte appartenenze dei suoi critici. La fazione avversaria degli zelanti gettò discredito su di lui considerando la sua azione “inutile” ed “insufficiente” (FF 2671). Per altri, al contrario, “il suo zelo era infiammato dalla carità, modellato dalla scienza e fortificato dalla fermezza”.

Ma, probabilmente, il merito maggiore ascrivibile a  Crescenzio Grizi è legato alla sua decisione di interpellare tutti i frati che avevano conosciuto Francesco per poter raccogliere ricordi personali, documenti, appunti, lettere private riferiti al Fondatore. Erano, ormai, trascorsi 18 anni dalla morte del  Santo e il gruppo dei primi seguaci cominciava, per ragioni anagrafiche, ad assottigliarsi, con il rischio di perdere per sempre informazioni preziose.

Attraverso il racconto diretto dei frati della “prima ora” Leone, Rufino e Angelo, fu possibile ricostruire la vicenda biografica di Francesco in quel testo straordinario giunto ai posteri sotto il titolo di Leggenda dei tre compagni.

E fu sempre il Grizi a commissionare all’agiografo ufficiale Tommaso da Celano, già autore della Vita Prima di San Francesco, una seconda biografia integrata con le notizie reperite tra i contemporanei del Santo.

Nel 1252 Crescenzio fu eletto Vescovo di Jesi e guidò la diocesi fino al 1264:“Dopo che ebbe governato l’Ordine per qualche tempo con fedeltà e prudenza, frate Crescenzo chiese di essere dimesso dall’Ufficio; in seguito fu nominato Vescovo della sua città natale” (FF 2513).

L’incarico di Crescenzio si svolse in un periodo alquanto tormentato della storia di Jesi: all’indomani della morte di Federico II (1250), suo figlio Manfredi portò a compimento la riconquista ghibellina della Marca di Ancona.

La nostra città fu privata del Vescovo e Crescenzio dovette abbandonare Jesi.

Appare, comunque, attendibile che la sua sepoltura – a motivo dell’alta dignità ecclesiastica conseguita nella doppia carica di Ministro Generale e Vescovo - sia avvenuta all’interno della chiesa di San Marco, considerata, per secoli, la chiesa madre dei francescani della Vallesina.

Esprimiamo l’auspicio che la ricerca storica su Crescenzio Grizi possa proseguire, affinché venga riconosciuta a questo francescano di origini nobiliari la giusta collocazione tra i figli più illustri della città di Jesi e della Vallesina.



                                                                                                                                          Mauro Torelli



venerdì 5 gennaio 2018

Da Assisi ad Ancona

Corriere Adriatico, 5 gennaio 2018

La ricostruzione del percorso Assisi-Ancona (190 km), nella ricostruzione di Padre Giancarlo Corsini:
- Assisi
- Gualdo Tadino
- Monte Serra Santa
- Campodonico
- Madonna del Sasso
- Valleremita
- Fabriano
- Albacina
- Poggio San Romualdo
- Valdicastro
- Favete
- Cupramontana
- San Paolo di Jesi
- San Paolino
- Filottrano 
- Osimo
- Ancona


San Francesco al Monte: scrigno di tesori

Voce della Vallesina, 10 dicembre 2017

domenica 17 dicembre 2017

Valleremita: la Porziuncola delle Marche


Il villaggio di Valleremita trae nome dall’antico cenobio benedettino che ospitò, secondo la tradizione, San Francesco (1210) nel suo passaggio a Fabriano.

Nel 1405 passò di proprietà a Chiavello Chiavelli, signore di Fabriano, e forse in quell'occasione si adornò del prezioso polittico di Gentile, che le spoliazioni napoleoniche trasferirono alla costituenda Pinacoteca di Brera nel 1811. 

Passato quindi ai francescani, il convento divenne nel Seicento uno dei maggiori della regione; oggi il fabbricato, riedificato col materiale di spoglio originale conserva un suo innegabile fascino, anche grazie al forte legame che San Francesco ha avuto con Fabriano, come attestano diversi studiosi. L'eremo è immerso nella vegetazione e circondato da un bosco di secolari faggi.

fonte: www.turismo.marche.it






Il polittico è composto da cinque scomparti a doppio registro. Il pannello centrale mostra l'Incoronazione della Vergine con una rappresentazione della Trinità e un coro di angeli musicanti in basso. Questa scena fu disegnata ispirandosi ai mosaici bizantini che Gentile aveva visto a Venezia nella Basilica di San Marco, come dimostra soprattutto l'eterea sospensione nel cielo delle figure, l'astratta parte inferiore e l'abbacinante fondo oro. Come tipico delle migliori opere del pittore, l'oro è poi lavorato con grande maestria e raffinatezza, col disegno di raggi di luce incisi direttamente sulla superficie o con altre tecniche, come nelle decorazioni delle vesti e in altri decori, talvolta resi a rilievo grazie all'uso della "pastiglia" in gesso. La veste di Gesù è poi disegnata su lamina d'argento.
Del tutto nuova è la capacità del pittore di lavorare le superfici, soprattutto gli abiti, dove riesce a trasmettere il senso della diversa consistenza materica, grazie a una stesura a tratti soffici della pittura.
I quattro pannelli laterali ospitano altrettante figure di santi: da sinistra si vedono San Girolamo con un modellino della chiesa in mano, San Francesco d'Assisi, San Domenico e la Maddalena. Queste figure sono poste in un giardino, appoggiate con passo leggero, ma saldo, su un prato fiorito dove sono dipinte svariate specie botaniche con la massima precisione. Tra i brani di virtuosismo pittorico si annoverano la morbida veste di pelliccia bianca della Maddalena o gli espressivi piedi di san Francesco, coperti di soffice peluria. Nella Maddalena è estremamente raffinato il gesto indolente con cui regge l'ampolla degli unguenti, suo attributo tradizionale, indolentemente appoggiata sulla punta delle dita (l'ampolla è incisa nell'oro, non dipinta, come un oggetto della più raffinata oreficeria coeva). Nonostante l'astrattezza di finezze come questa, un'importante novità rispetto agli stilemi del gotico è la saldezza con cui i santi si appoggiano al suolo. Girolamo regge una chiesa gotica, simbolo della Chiesa romana stessa o dell'edificio fatto restaurare. Estremamente tortuoso è il ricadere degli orli dei manti, che creano curve sinuose e ritmate.
L'opera mostra una serie di influenze fabrianesi, lombarde, venete ed umbre, è composta in maniera poco omogenea: l'Incoronazione e i quattro santi nei pannelli laterali hanno un'aria contemplativa, mentre le scene nelle cuspidi sono più concrete, interessate alla caratterizzazione personale dei santi attraverso la scelta degli episodi e delle ambientazioni. L'insieme è comunque equilibrato e dotato di maggiore solidità rispetto alle coeve opere lombarde.


La Maddalena


Nel Martirio di Pietro da Verona la scena è ambientata sullo sfondo di una vivace veduta cittadina, con effetti di resa materica nella giubba dello sgherro, trattata con effetto di denso pointillisme per dare l'idea della lana appallinata. Nella scena il carnefice vibra un colpo di mannaia sul capo del santo. I pannelli di San Giovanni e San Francesco sono speculari e ambientati in un brullo paesaggio collinare quasi identico, che richiamava la religiosità ascetica dei francescani di Val di Sasso, isolati nel proprio eremo. Nel pannello del Battista nel deserto il pittore si concentrò soprattutto nel definire con cura i peli della casacca del santo o i cespugli spinosi, lumeggiati con una visione nitida e lenticolare.I quattro pannelli superiori, entro le cuspidi, mostrano invece San Giovanni Battista in preghiera nel deserto, il Martirio di Pietro da Verona, Santo francescano in lettura e San Francesco che riceve le stimmate.



Polenta francescana!






Il venerabile frate Pierpaolo 






San Giacomo della Marca
Tra la prima e seconda metà del Quattrocento trovarono accoglienza a Valleremita illustri figure di francescani come S. Bernardino da Siena, S. Giovanni da Capistrano e S. Giacomo della Marca.


Nel paese di Valleremita


Il miracolo di Camporege