venerdì 14 ottobre 2022
giovedì 13 ottobre 2022
1962: il Papa terziario in visita a Jesi
Papa Giovanni si era
alzato a notte fonda e pensò che avrebbe dovuto affrontare una giornata molto
intensa.
Rivolse una preghiera a
Maria e a Francesco, come per annunciare che, appena qualche ora dopo, si
sarebbe presentato nelle loro case. Aveva bisogno della loro intercessione, in
vista dell’imminente apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II.
Un treno, messo a
disposizione dal Presidente della Repubblica Antonio Segni, lo stava aspettando
nella piccola stazione vaticana per le ore 6.30.
Era la prima volta che un
Pontefice utilizzava un convoglio ferroviario, con partenza dai Sacri Palazzi.
Amintore Fanfani,
Presidente del Consiglio in carica, lo avrebbe accompagnato durante il viaggio,
salendo dalla stazione Tiburtina.
Il tragitto avrebbe segnato
soltanto due tappe, a Loreto e ad Assisi, con successivo rientro a Roma nella
serata dello stesso giorno: 4 ottobre 1962, festa del patrono d’Italia.
Settecento chilometri di
strada ferrata, durante i quali l’ottantunenne Papa, già malato, sarebbe
rimasto continuamente affacciato al finestrino per ammirare il paesaggio
umbro-marchigiano ma, soprattutto, per rispondere al saluto affettuoso delle
migliaia di persone che avevano invaso le stazioni.
Orte, Terni, Foligno e
poi Jesi dove lo attesero in 15 mila.
Sulla banchina di viale
Trieste, presenziò il Vescovo Giovanni Battista Pardini, attorniato dal
Capitolo e dai sacerdoti della Diocesi di San Settimio.
Il Vicesindaco Vittorio Massaccesi, partecipò all’evento
in rappresentanza della Giunta Borioni.
Racconta l’anonimo
cronista di Voce della Vallesina (ma è palesemente riconoscibile lo stile del
Direttore don Costantino Urieli): “Chi è rimasto nelle proprie case? Le
fabbriche, le officine, i negozi si sono chiusi, mentre le sirene delle
fabbriche fischiavano, le campane delle chiese squillavano e il campanone di
Palazzo della Signoria scandiva il momento storico che Jesi stava vivendo”.
In effetti, l’ultima
visita di un Papa a Jesi risaliva ad oltre un secolo prima, allorquando il 25
maggio 1857 Pio IX fu accolto in città su invito del Cardinale Luigi Morichini.
Evento di forte impatto, non solo per ragioni spirituali, ma anche per le sorti
economiche del territorio: Papa Mastai colse l’occasione per comunicare che il
tracciato della ferrovia di collegamento tra Roma e l’Adriatico (all’epoca in
fase di progettazione), avrebbe sicuramente
attraversato la valle del fiume Esino.
Profondamente diversi,
nel 1962, il contesto storico e il ruolo del Papa: “Non era il Sovrano di
uno stato terreno, quale lo videro e lo acclamarono gli jesini 105 anni or
sono. Ora era il Sovrano di tutto il mondo; di un mondo e di una società nuova
che in umiltà di spirito e in gesto di infinito amore raccoglieva ed interpretava
ufficialmente, quale Vicario di Cristo, le ansie e le speranze di tutta
l’umanità”.
A tutt’oggi, si trattò
dell’ultimo transito di un Papa nella nostra terra: “Un passaggio rapido e
fugace – scrive, ancora Voce – ma nel cuore di tutti è rimasta la
dolcezza di quel sorriso buono e paterno, di quella benedizione ampia e
cordiale. Il Papa ha benedetto Jesi. Nel suo gesto calmo e sereno, nella
profonda semplicità del suo sguardo colmo di amore verso la città di Pergolesi,
un nuovo cammino, un nuovo auspicio di pace e di bene si è aperto per Jesi e
per la Vallesina ”.
Il treno proseguì per
Ancona, per poi raggiungere Loreto e la Santa Casa di Maria di Nazareth (chiamata
da Papa Giovanni con l’appellativo di “Prima stella del Concilio”) e, di seguito,
Assisi (“Qui siamo veramente alle porte del Paradiso”).
Attorno a mezzanotte,
rientrato a Roma, il Papa annotò nel suo diario: «Questa è data da scriversi
aureo colore nella mia vita: il pellegrinaggio che volli fare - e pochi giorni
bastarono al concepirlo, al farlo e a riuscirvi con l’aiuto del Signore - alla
Madonna di Loreto e a san Francesco di Assisi, come a implorazione
straordinaria di grazia per il Concilio Ecumenico Vaticano II. Lo pensai, al
solito, con semplicità, lo decisi: il cardinale Segretario di Stato se ne
interessò con vivo trasporto. Scrivo questa nota al termine della giornata che
di fatto resterà una delle più sante e felici del mio umile pontificato».
Mauro
Torelli
mercoledì 5 ottobre 2022
Il miracolo del campo arato
domenica 18 settembre 2022
Nella grotta di San Francesco
Il San Francesco di Valeriano Trubbiani
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| Chiesa San Giuseppe: Sacra Conversazione (particolare): da sinistra San Pietro, San Francesco, Santa Lucia, Sant'Antonio da Padova, Santa Rita, San Settimio) - anno 2002 |
Valeriano Trubbiani nasce a Macerata nel 1937. Al contrario di altri artisti marchigiani del Novecento emigrati altrove, preferisce un destino di solitudine critica. Eredita dal padre la passione per la lavorazione dei metalli e nella seconda metà degli anni ‘50 comincia a lavorare nella bottega paterna a Villa Potenza (frazione di Macerata). Nel 1956 si diploma all’Istituto d’arte di Macerata, mentre nel 1957-58 inizia a esporre come pittore e comincia a lavorare come scultore. Tiene a Macerata le sue prime personali di scultura e partecipa anche ad altre mostre. Nel 1959-60 frequenta la scuola di nudo dell’Accademia di Belle Arti di Roma.
Durante gli anni ‘60 continua a lavorare intensamente come scultore nell’officina paterna, scegliendo di dedicarsi definitivamente a quest’attività, ma anche alla scenografia e alla grafica. Il 1962 è decisivo per l’orientamento iniziale del suo lavoro di scultore: le sue opere acquistano sempre più un carattere meccanico-bellico. Per Trubbiani l’arte deve provocare ferite e i suoi temi più distintivi sono le città assediate, la crudeltà della tecnologia, i bestiari e i racconti favolistici, i minacciosi paesaggi urbani. Spesso rappresenta elementi e situazioni belliche e di aggressione, come incrociatori, aerei, guerrieri, elmi, armi, corazze, tutti connessi al ricordo della guerra e dei bombardamenti a Macerata. Nel 1966 partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia. Nel 1968 si sposa e si trasferisce da Villa Potenza ad Ancona, dove si stabilisce definitivamente nel 1976.
Continua a essere vivace la partecipazione a mostre in Italia e all’estero, tra cui la Biennale di Venezia e la Quadriennale romana nel 1972. Nel 1980 inizia a sviluppare il ciclo dei Racconti di mare: hanno origine le sculture su temi di mare, di corazzate e di navigazione armata, un ciclo che si arricchisce nel tempo. A fine anno, Fellini richiede la sua collaborazione per realizzare una nave da guerra per il film E la nave va (1983). Nei primi anni ‘80 insegna scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata, rifiutandone la nomina a direttore nel 1983.
Nel 1990 avvia un ciclo di disegni dedicato a Ciriaco Pizzecolli: la prima significativa raffigurazione trubbianea della città di Ancona. Tra le iniziative realizzate dall’artista, numerose sono quelle permanenti nella città dorica: per citarne alcune, Mater Amabilis, in piazza Pertini; la Croce del millenario, realizzata per celebrare il millenario della Cattedrale di San Ciriaco; il sipario tagliafuoco, installato nel Teatro delle Muse. Nel 2012-2013, presso la Mole Vanvitelliana, è allestita una sua grande antologica dal taglio teatrale, intitolata De rerum fabula.
Trubbiani muore nel 2020.
fonte: Museo Omero
giovedì 25 agosto 2022
“Entrerò nella tua casa, o Signore, ti adorerò nel tuo tempio santo e glorificherò il tuo nome”
San Ludovico è identificato in Luigi IX sovrano di Francia. È noto come il “Re santo” ed è stato uno dei personaggi più illustri del Medioevo. Si dedicò alla diffusione del Vangelo, alla difesa della Chiesa e alla salvezza degli uomini nel nome di Dio.
Nacque il 25 aprile 1214 a Poissy dall’unione di Luigi VIII e Bianca di Castiglia, donna pia e devota, a sua volta proclamata santa. S. Ludovico fu incoronato Re nel 1226 dopo la prematura scomparsa del fratello maggiore Filippo. L’educazione materna, improntata alla pietas e all’assenza di peccato influenzò Luigi IX che si dedicò ai doveri cristiani e a diffondere l’amore per Gesù nei suoi stati.
Il suo regno fu improntato alla semplicità e si guadagnò il rispetto del popolo non con i fasti tipici della corona, ma attraverso le opere buone verso i poveri e un’equa amministrazione. Si sposò con Margherita, la figlia del conte di Provenza ed ebbe 11 figli ai quali trasmise la sua virtù e costanza nelle avversità. Condusse sempre una vita morale e austera, basata sui principi della Cristianità.
Nel 1244, a quasi 30 anni, fu colpito da una febbre violenta. Il popolo si unì in un’ardente e collettiva preghiera a Dio affinché lo salvasse. S. Ludovico guarì e decise di guidare una crociata per liberare la Terra Santa. Vinse i Saraceni a Damietta, in Egitto, ma mentre si apprestava a raggiungere Gerusalemme, la pestilenza decimò l’esercito colpendo lo stesso Luigi IX.
In questo stato di debolezza, fu sconfitto e fatto prigioniero dai Turchi. Grazie a un accordo con i vincitori, San Ludovico riuscì a liberare i suoi soldati e a continuare il viaggio in Terra Santa seppur nelle vesti di pellegrino e predicatore della parola di Dio e non di Re liberatore.
Fece ritorno in Francia non appena gli giunse notizia della morte della madre. In patria si distinse per magnanimità: amministrò il governo e la giustizia con rettitudine e misericordia. A S. Ludovico si deve la fondazione della Sorbona e la costruzione della Sainte Chapelle.
Il 14 marzo 1270 si mise a capo di una seconda crociata, ma ancora una volta lui e il suo esercito furono colpiti dalla peste nell’accampamento di Tunisi. Sentendo la morte vicina, S. Ludovico ricevette l’estrema unzione su un letto coperto di cenere e cilicio dove si era fatto adagiare con le braccia incrociate sul petto. Prima di spirare disse: “Entrerò nella tua casa, o Signore, ti adorerò nel tuo tempio santo e glorificherò il tuo nome”.
Morì il 25 agosto 1270 nella terra degli “infedeli”. Le sue spoglie furono esposte nella chiesa di Notre Dame e le esequie si svolsero il 22 maggio 1271. Papa Bonifacio VIII lo santificò nel 1297 come S. Ludovico e S. Luigi dei francesi. Lo scheletro si trova nella chiesa di Saint Denis.
fonte: Matteo Fantozzi, il sussidiario.net
immagini della Sainte Chapelle (Parigi)
Dal «Testamento spirituale al figlio» di san Ludovico
Figlio carissimo, prima di tutto ti esorto ad amare il Signore Dio tuo con tutto il cuore e con tutte le tue forze. Senza di questo no c'è salvezza.
Figlio, devi tenerti lontano da tutto ciò che può dispiacere a Dio, cioè da ogni peccato mortale.
E' preferibile che tu sia tormentato da ogni genere di martirio, piuttosto che commettere un peccato mortale.
Inoltre, se il Signore permetterà che tu abbia qualche tribolazione, devi ringraziando, e sopportarla volentieri, pensando che concorre al tuo bene e che forse te la sei ben meritata.
Se poi il Signore ti darà qualche prosperità, non solo lo dovrai umilmente ringraziare, ma bada bene a non diventar peggiore per vanagloria o in qualunque altro modo, bada cioè a non entrare in contrasto con Dio o offenderlo con i suoi doni stessi.
Partecipa devotamente e volentieri alle celebrazioni della Chiesa. Non guardare distrattamente in giro e non abbandonarti alle chiacchiere, ma prega il Signore con raccoglimento, sia con la bocca che con il cuore. Abbi un cuore pietoso verso i poveri, i miserabili e gli afflitti. Per quanto sta in te, soccorrili e consolali. Ringrazia Dio di tutti i benefici che ti ha elargiti, perché tu possa renderti degno di riceverne dei maggiori. Verso i tuoi sudditi comportati con rettitudine, in modo tale da essere sempre sul sentiero della giustizia, senza declinare né a destra né a sinistra. Sta' sempre piuttosto dalla parte del povero anziché del ricco, fino a tanto che non sei certo della verità.
Abbi premurosa cura che tutti i tuoi sudditi si mantengano nella giustizia e nella pace, specialmente le persone ecclesiastiche e religiose. Sii devoto e obbediente alla Chiesa Romana, madre nostra, e al Sommo Pontefice come a padre spirituale. Procura che venga allontanato dal tuo territorio ogni peccato, e specialmente la bestemmia e le eresie.
Figlio carissimo, ti do infine tutte quelle benedizioni che un buon padre può dare al figlio. La Trinità e tutti i santi ti custodiscano da ogni male. Il Signore ti dia la grazia di fare la sua volontà, perché riceva onore e gloria per mezzo tuo e, dopo questa vita, conceda a tutti noi di giungere insieme a vederlo, amarlo e lodarlo senza fine. Amen.



















