venerdì 24 marzo 2023
Italia Nostra ricorda San Francesco
domenica 5 marzo 2023
martedì 10 gennaio 2023
Acqua alle corde !
![]() |
| Corriere Adriatico |
sabato 31 dicembre 2022
In ricordo di Benedetto XVI
Nel giorno della morte, ricordiamo Papa Ratzinger pubblicando l'articolo di Lorenzo Bertocchi dal titolo "Benedetto XVI a La Verna, il discorso che non ci fu", tratto dalla Nuova Bussola Quotidiana del 6 aprile 2014
Lo scorso 26 marzo i frati francescani de La Verna sono scesi dalla montagna per incontrare il Papa emerito. «Se il papa non può andare alla montagna è la montagna che viene al papa», così ha detto Fr. Massimo Grassi, padre guardiano de La Verna, per ricordare la mancata visita di Benedetto XVI del maggio 2012. Durante la visita pastorale ad Arezzo, La Verna e San Sepolcro il maltempo, infatti, impedì al Papa di salire al Sasso Spicco della Verna.
I frati hanno incontrato anche Papa Francesco nel corso della tradizionale udienza del mercoledì, con lui la conoscenza risale nientemeno che alla prima messa pontificale, quando volle proprio i frati de La Verna a servire all'altare. Nel pomeriggio, invece, l'incontro con il papa emerito. Le immagini ci mostrano Joseph Ratzinger in buona forma, lo stesso P. Grassi ha dichiarato di aver trovato «un uomo molto lucido che sa di avere una missione diversa da quella precedente: non più governare la Chiesa, ma pregare per essa».
Insieme al sindaco di Chiusi i frati hanno consegnato a Benedetto XVI alcuni doni che erano a lui destinati nel maggio 2012. Quel 13 maggio il Santo Padre avrebbe dovuto pronunciare un discorso che però non fu mai tenuto proprio a causa della mancata visita. In quella bella meditazione sulla contemplazione del Crocifisso si legge un passo di S. Bonaventura da Bagnoregio, un dottore della Chiesa molto amato da Ratzinger. Un passo interessante sul coinvolgimento interiore nel rapporto con Dio.
«Non è infatti con l’orgoglio intellettuale della ricerca chiusa in se stessa che è possibile raggiungere Dio, - si legge nel discorso mai pronunciato - ma con l’umiltà, secondo una celebre espressione di san Bonaventura: “[l’uomo] non creda che gli basti la lettura senza l’unzione, la speculazione senza la devozione, la ricerca senza l’ammirazione, la considerazione senza l’esultanza, l’industria senza la pietà, la scienza senza la carità, l’intelligenza senza l’umiltà, lo studio senza la grazia divina, lo specchio senza la sapienza divinamente ispirata”».
La Croce di Cristo è il “luogo” eletto per una contemplazione che «è opera della mente, ma non riesce a librarsi in alto senza il supporto, senza la forza dell’amore». Questo è quello che S.Francesco ha vissuto perfino nella sua carne.
La figura del Santo di Assisi viene tratteggiata da Benedetto XVI in modo chiaro quando, in quel discorso mai tenuto, sottolinea che la sua sequela, imitatio e conformatio Christi «dice anche a noi che non basta dichiararsi cristiani per essere cristiani, e neppure cercare di compiere le opere del bene. Occorre conformarsi a Gesù». La Passione del Signore che culmina nella crocifissione ricorda, tra l'altro, che «è il sacrificio della Croce che cancella il nostro peccato, una mancanza che può essere colmata solo dall’amore di Dio». L'Amore chiede solo di essere riamato.
Nel 2007, durante la sua visita ad Assisi, Benedetto XVI ricordava come «l'effetto purificante e sanante [della misericordia] si realizza se c’è nell’uomo una corrispondenza di amore». La misericordia, tuttavia, «non cambia i connotati del peccato». Per Gesù – diceva papa Ratzinger nel 2007 - «il bene è bene e il male è male» e la corrispondenza di amore che libera l'uomo dal peccato «implica il riconoscimento della legge di Dio, il pentimento sincero, il proposito di una vita nuova». A scanso di equivoci – specificava il Papa - è da notare che la misericordia di Gesù non si esprime mettendo tra parentesi la legge morale.
Il magistero di questo straordinario Papa è una ricchezza importante per la Chiesa, anche Papa Francesco nella sua intervista al Corsera ha ribadito che la «sua saggezza è un dono di Dio» e che il Papa emerito «non è una statua in un museo», ma «è un istituzione».
Vederlo tra i frati de La Verna è stata una bella occasione per leggere, o rileggere, un discorso mai pronunciato, parole di “un nonno” i cui consigli – ha detto Papa Francesco - «danno forza alla famiglia».
lunedì 5 dicembre 2022
A modo che 'l ciel di stelle
venerdì 14 ottobre 2022
giovedì 13 ottobre 2022
1962: il Papa terziario in visita a Jesi
Papa Giovanni si era
alzato a notte fonda e pensò che avrebbe dovuto affrontare una giornata molto
intensa.
Rivolse una preghiera a
Maria e a Francesco, come per annunciare che, appena qualche ora dopo, si
sarebbe presentato nelle loro case. Aveva bisogno della loro intercessione, in
vista dell’imminente apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II.
Un treno, messo a
disposizione dal Presidente della Repubblica Antonio Segni, lo stava aspettando
nella piccola stazione vaticana per le ore 6.30.
Era la prima volta che un
Pontefice utilizzava un convoglio ferroviario, con partenza dai Sacri Palazzi.
Amintore Fanfani,
Presidente del Consiglio in carica, lo avrebbe accompagnato durante il viaggio,
salendo dalla stazione Tiburtina.
Il tragitto avrebbe segnato
soltanto due tappe, a Loreto e ad Assisi, con successivo rientro a Roma nella
serata dello stesso giorno: 4 ottobre 1962, festa del patrono d’Italia.
Settecento chilometri di
strada ferrata, durante i quali l’ottantunenne Papa, già malato, sarebbe
rimasto continuamente affacciato al finestrino per ammirare il paesaggio
umbro-marchigiano ma, soprattutto, per rispondere al saluto affettuoso delle
migliaia di persone che avevano invaso le stazioni.
Orte, Terni, Foligno e
poi Jesi dove lo attesero in 15 mila.
Sulla banchina di viale
Trieste, presenziò il Vescovo Giovanni Battista Pardini, attorniato dal
Capitolo e dai sacerdoti della Diocesi di San Settimio.
Il Vicesindaco Vittorio Massaccesi, partecipò all’evento
in rappresentanza della Giunta Borioni.
Racconta l’anonimo
cronista di Voce della Vallesina (ma è palesemente riconoscibile lo stile del
Direttore don Costantino Urieli): “Chi è rimasto nelle proprie case? Le
fabbriche, le officine, i negozi si sono chiusi, mentre le sirene delle
fabbriche fischiavano, le campane delle chiese squillavano e il campanone di
Palazzo della Signoria scandiva il momento storico che Jesi stava vivendo”.
In effetti, l’ultima
visita di un Papa a Jesi risaliva ad oltre un secolo prima, allorquando il 25
maggio 1857 Pio IX fu accolto in città su invito del Cardinale Luigi Morichini.
Evento di forte impatto, non solo per ragioni spirituali, ma anche per le sorti
economiche del territorio: Papa Mastai colse l’occasione per comunicare che il
tracciato della ferrovia di collegamento tra Roma e l’Adriatico (all’epoca in
fase di progettazione), avrebbe sicuramente
attraversato la valle del fiume Esino.
Profondamente diversi,
nel 1962, il contesto storico e il ruolo del Papa: “Non era il Sovrano di
uno stato terreno, quale lo videro e lo acclamarono gli jesini 105 anni or
sono. Ora era il Sovrano di tutto il mondo; di un mondo e di una società nuova
che in umiltà di spirito e in gesto di infinito amore raccoglieva ed interpretava
ufficialmente, quale Vicario di Cristo, le ansie e le speranze di tutta
l’umanità”.
A tutt’oggi, si trattò
dell’ultimo transito di un Papa nella nostra terra: “Un passaggio rapido e
fugace – scrive, ancora Voce – ma nel cuore di tutti è rimasta la
dolcezza di quel sorriso buono e paterno, di quella benedizione ampia e
cordiale. Il Papa ha benedetto Jesi. Nel suo gesto calmo e sereno, nella
profonda semplicità del suo sguardo colmo di amore verso la città di Pergolesi,
un nuovo cammino, un nuovo auspicio di pace e di bene si è aperto per Jesi e
per la Vallesina ”.
Il treno proseguì per
Ancona, per poi raggiungere Loreto e la Santa Casa di Maria di Nazareth (chiamata
da Papa Giovanni con l’appellativo di “Prima stella del Concilio”) e, di seguito,
Assisi (“Qui siamo veramente alle porte del Paradiso”).
Attorno a mezzanotte,
rientrato a Roma, il Papa annotò nel suo diario: «Questa è data da scriversi
aureo colore nella mia vita: il pellegrinaggio che volli fare - e pochi giorni
bastarono al concepirlo, al farlo e a riuscirvi con l’aiuto del Signore - alla
Madonna di Loreto e a san Francesco di Assisi, come a implorazione
straordinaria di grazia per il Concilio Ecumenico Vaticano II. Lo pensai, al
solito, con semplicità, lo decisi: il cardinale Segretario di Stato se ne
interessò con vivo trasporto. Scrivo questa nota al termine della giornata che
di fatto resterà una delle più sante e felici del mio umile pontificato».
Mauro
Torelli







