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lunedì 22 settembre 2025

Di uomini così, ne nasce uno ogni mille anni

Di uomini così, ne nasce uno ogni mille anni. Duemila anni fa abbiamo avuto Gesù. Nel millennio precedente avevamo avuto Buddha. Nel millennio successivo abbiamo avuto san Francesco. Vedremo cosa ci attende ora, in questo millennio appena cominciato. Che, se non daremo retta a san Francesco, se non seguiremo il suo amore per la natura e il suo rispetto per la dignità umana, potrebbe essere l’ultimo.

Francesco e Buddha

La storia di Gesù è nota. La raccontano i Vangeli, peraltro non così letti come crediamo che siano. La storia di Buddha è stata narrata in molti testi e scolpita nella pietra di Borobudur, sull’isola di Giava. Borobudur è un tempio alto come una montagna: forse il luogo che più mi ha colpito al mondo, insieme con gli splendidi affreschi di Cimabue e del suo allievo Giotto nella basilica di San Francesco ad Assisi. La grande differenza è che ad Assisi c’è il vero volto di Francesco, il ritratto che vedete sulla copertina di questo libro. E c’è il suo corpo: nascosto, ritrovato, venerato. A Borobudur non c’è il corpo di Buddha, che fu arso sulla pira funebre. E vengono raccontate non una, ma molte storie: perché Buddha non è uno solo, così come il nostro tempo, il nostro mondo non è l’unico. Secondo il buddhismo, molti mondi si sono succeduti e si succederanno; e ognuno ha avuto il proprio Buddha. Il Buddha «storico», quello del nostro tempo, era un principe. Si chiamava Siddharta Gautama, era figlio di un sovrano che regnava sull’attuale Nepal, alle pendici dell’Himalaya. E la sua storia ha sorprendenti punti di contatto — oltre a ovvie differenze — con quella di Francesco(…).

Siddharta è il Buddha «storico», il nostro Buddha; ma prima di lui ne sono vissuti molti altri, e anche le loro storie sono in parte raccontate a Borobudur. C’è un bassorilievo che mi ha colpito in modo particolare. Raffigura un re nel suo palazzo. Dalla finestra entra un passero, inseguito da un falco. Il passero si rifugia presso il re, che lo prende sotto la sua protezione. Ma il falco protesta: per salvare il passero, il re condannerà a morte lui, destinato a morire di fame. Colpito, il re offre al falco il proprio stesso corpo: si taglierà la quantità di carne pari al peso del passero, e la darà in cibo al falco. Ma prodigiosamente la carne del re, posta sulla bilancia, non eguaglia mai il peso dell’uccellino. Alla fine il sovrano, per salvare sia il passero sia il falco, dovrà sacrificare se stesso. Per evitare che altri muoiano, sarà lui a morire. Proprio quel supremo gesto di amore, di bontà, di carità farà di lui un Buddha: l’illuminato, il risvegliato, il salvato dal ciclo delle rinascite e quindi dalla schiavitù del dolore. A noi cristiani viene in mente il sacrificio di Gesù sulla croce, e anche la carne martoriata di san Francesco: l’amore che vince su ogni cosa, pure sul dolore e sulla morte (…).

Siddharta è il titolo di un libro di enorme successo di Hermann Hesse. Meno noto è che Hermann Hesse abbia dedicato un libro anche a san Francesco. È un libriccino breve, ma prezioso. Perché ci fa capire l’eccezionalità di Francesco. Proprio come quella di Buddha e di Gesù. Francesco, scrive Hesse, fa parte di quelle straordinarie creature che «hanno portato Dio vicino a tutti gli uomini e hanno restituito nuovamente valore al mistero della creazione». Creature che «si ponevano nude di fronte alla terra e al cielo, come se fossero stati i primi uomini, mentre noialtri riteniamo di poter vivere solo nell’involucro di sicure rappresentazioni e di abitudini acquisite». Non è meraviglioso? Francesco, come Gesù, come Buddha, si spoglia di se stesso, e si pone nudo davanti al mondo; come se fosse il primo uomo, il nuovo Adamo, un altro inizio per l’umanità. Nudo non in senso metaforico, ma letterale. Francesco si spoglia nella piazza del suo paese, tra lo scandalo e l’incredulità generale. Non soltanto restituisce i suoi vestiti al padre; rinuncia a essere suo figlio. Il suo vero padre è Dio; per questo lui è l’alter Christus , un altro Gesù. Per questo chiama fratelli e sorelle tutte le creature: il sole, le stelle, la luna, il vento, il cielo, le nuvole, i frutti, i fiori. Tutti gli elementi: l’aria, l’acqua, la terra, il fuoco. E tutte le avversità: la malattia, il dolore, financo la morte.

I crociati e gli eretici

San Francesco visse in un tempo grandioso e terribile. Il tempo dell’imperatore Barbarossa, che nel 1176 era stato sconfitto dai milanesi e dai loro alleati del Nord Italia, e di suo nipote Federico II, che si innamorò del Sud e fu chiamato Stupor Mundi, stupore del mondo. Il tempo di Saladino, che riconquistò Gerusalemme, e di Gengis Khan, che devastò l’intero Oriente e morì meno di un anno dopo Francesco. Il tempo in cui Fibonacci fa risorgere la matematica in Occidente, individuando una sequenza di numeri presente in molte forme naturali; mentre in Sicilia Cielo d’Alcamo getterà, pochi anni dopo Francesco, le fondamenta della nostra letteratura, scrivendo anche lui versi nella lingua del popolo. Il tempo di Papi potenti e spietati, che erano i veri sovrani d’Italia e tenevano testa all’imperatore. Il tempo in cui vengono gettate le fondamenta del mondo moderno. San Francesco visse nell’epoca delle città e delle università. L’epoca in cui comincia a circolare molto denaro, in cui vennero inventate le banche, la finanza, la borghesia; e Francesco, prima di scegliere la povertà, apparteneva a una famiglia ricca, alla nuova classe sociale che si era elevata dalla massa dei contadini senza disporre dei privilegi della nobiltà: appunto, la borghesia. Era l’epoca in cui si eressero cattedrali dalle guglie lanciate verso il cielo e dalle grandi vetrate inondate di luce. L’epoca delle crociate e degli eretici. San Francesco partecipò a una crociata, ma non per uccidere infedeli; per convertirli, o per cercare il martirio. E san Francesco rischiò di essere bruciato come eretico.

C’era nella sua santità una vena di follia. E non soltanto perché parlava con le piante e con gli animali (e aveva una particolare venerazione per gli uccelli e per gli agnellini). Ma perché rifiutava i vestiti, il cibo, una cavalcatura, un letto. Abbracciava i lebbrosi. Si lasciava picchiare, ferire, umiliare dai prepotenti. Non aveva alcuna ambizione se non quella di servire. E confondeva i ricchi mettendo loro in mano monete d’oro.

La nascita del capitalismo non poteva che creare una reazione. Finiva il tempo dell’economia di corte, chiusa, agricola, segnata dallo scambio e dal baratto, e iniziava un tempo nuovo in cui in poche mani si accumulavano enormi ricchezze, senza alcuna forma di redistribuzione che non fosse la carità. Tutto questo generò scontento e inquietudine, che presero a volte la direzione della rivolta, altre volte quella della rinascita spirituale. Proprio in quel tempo di Papi sempre più potenti e di mercanti sempre più ambiziosi, crescevano indomabili la volontà di giustizia, l’aspirazione alla povertà, l’ansia di riscoprire il Vangelo, il sogno di vivere come Gesù. Sorgevano profeti, veggenti, penitenti. Alcuni pagarono quel sogno con la vita. San Francesco seppe metterlo al servizio della Chiesa e della sua possibile rinascita. Era animato da un’energia indomabile, da una forza di ribellione, da una «violenta sete di infinito e di eterno».

San Francesco era determinato sin dalla giovinezza a fare qualcosa di eroico, di nobile, di grandioso, che fosse davvero all’altezza della sua epoca; finì per fare qualcosa di eterno, che l’avrebbe proiettato al di fuori del tempo, lontano dai limiti di tutto ciò che si disintegra, si corrompe, si consuma, sino ad arrivare, intatto e anzi più forte che mai, ai giorni nostri. Quando finalmente, dopo otto secoli, è sorto un Papa di nome Francesco. E dopo di lui è venuto un Papa che ha scelto il nome dell’amico del cuore di Francesco: Leone.

Perché è il primo italiano

La celebre definizione di san Francesco — «il più italiano dei santi» — viene attribuita di solito a Mussolini, oppure a Papa Pio XII. In realtà è di Vincenzo Gioberti, che scrisse Del primato morale e civile degli italiani , un’opera che all’inizio del Risorgimento restituì orgoglio ai nostri compatrioti, ai nostri antenati, negli anni in cui l’Italia unita non era che un sogno. E Gioberti definisce Francesco «il più amabile, il più poetico e il più italiano de’ nostri santi». In un primo tempo avevo pensato di usare questa espressione come sottotitolo del libro. Poi ho preferito quella che avete letto: il primo italiano. Non è una citazione. Non appartiene a nessuno. Me ne assumo la responsabilità. Consapevole che sarà molto criticata. San Francesco non si è mai definito italiano. Non ha mai parlato di Italia. Il suo scenario era Assisi, e il mondo. Ma, se è per questo, neppure Dante, che invece di Italia parla moltissimo, la pensava come uno Stato, o una nazione. Del resto, il concetto attuale di Stato, di nazione, di patria è un’invenzione dell’Ottocento. Quando Sancho Panza torna a casa con don Chisciotte dopo mille pagine di peripezie, si inginocchia a benedire la patria, il luogo dove ci sono i suoi morti e i suoi ricordi: che era appunto il paesello della Mancha, non la Spagna, al tempo un’espressione geografica (c’era l’impero, e c’era una monarchia assoluta), proprio come l’Italia.

Eppure credo che Francesco possa davvero essere considerato il primo italiano. Non è una tesi scientifica. È un’adesione spirituale. Un moto dell’anima. San Francesco è il primo italiano perché è una figura fondamentale, anzi fondativa, della nostra identità. E non perché oggi è il patrono d’Italia. Quella è solo una conseguenza. Francesco è il primo italiano perché è il primo a scrivere una poesia meravigliosa, il Cantico delle Creature, nella nostra lingua: il volgare, la lingua del popolo, l’antenato dell’italiano moderno. Francesco è il primo italiano perché nacque, morì e fu sepolto nel cuore della penisola, abitò i luoghi più segreti e ameni dell’Italia centrale, e per l’Italia viaggiò, nelle città e nei boschi, a Firenze e nei romitori, a Bologna e nei santuari di montagna. Perché ha inventato il presepe vivente, matrice dei grandi presepi custoditi nelle chiese e dei tanti piccoli presepi che sono in ogni casa, in ogni famiglia italiana. Perché, comunicando il Vangelo attraverso la parola, la musica, il mimo, il gesto, ha consentito lo sviluppo del teatro e delle rappresentazioni. Perché ha ispirato i più grandi italiani della storia: sono stati terziari francescani, quindi appartenenti al suo ordine sia pure da laici o da sacerdoti, Giotto, Dante, Petrarca, Boccaccio, Tasso, Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, forse anche Galileo Galilei, di sicuro Alessandro Volta, Luigi Galvani, Guglielmo Marconi, Alessandro Manzoni, don Bosco, fino ad Alcide De Gasperi. Perché per primo, incarnando il Vangelo, ha sostenuto non solo a parole ma con l’esempio che tutti gli uomini nascono liberi e uguali, e che tutti siamo uguali davanti a Dio. Perché ha riconosciuto la dignità a ogni essere umano. Ha trattato le donne da pari a pari. Ha amato e difeso i bambini, in un tempo in cui erano considerati adulti più piccoli. Si è preso cura dei malati, dei deformi, dei lebbrosi, delle persone ai margini della società. E così ha posto le fondamenta della lettura italiana del cristianesimo: una fede non incompatibile con la ragione, incentrata non solo su Dio ma anche sull’uomo, capace di dialogo e di rispetto verso gli altri popoli e le altre religioni, che è poi l’essenza dello spirito di Assisi.

Francesco è il primo italiano perché è il precursore dell’umanesimo, che è il grande contributo dato dall’Italia alla civiltà universale.

Francesco è il primo italiano anche perché, riscoprendo il creato, lodando la natura, parlando agli animali, proclamando che ogni cosa è nostra sorella, ha cambiato la nostra visione del mondo. E ha ispirato generazioni di artisti. Ha restituito vita all’arte. Ha indotto i pittori a sostituire il fondo oro con il paesaggio. Prima i santi erano dipinti come se fossero già in Paradiso, circonfusi di luce, in una dimensione astratta, eterea, distanziante. San Francesco viene raffigurato in mezzo alla natura, sempre circondato da piante, animali, profili di montagne, cieli pieni di nuvole; così lo spettatore diventa parte dell’opera. Noi che guardiamo siamo lì, accanto a Francesco, con lui, e quasi lo ascoltiamo parlare. Per questo possiamo considerare eredi di Francesco anche i più grandi artisti del Trecento, Giotto nella pittura e Dante nella parola.

Giotto e Dante

Giotto ad Assisi ha costruito quello che per secoli sarebbe stato l’immaginario del santo. Dante lo adorava. Frequentava la chiesa dei francescani fiorentini, Santa Croce. E gli dedicò versi meravigliosi: «Del suo grembo l’anima preclara/ mover si volle, tornando al suo regno/ e al suo corpo non volle altra bara». San Francesco volle essere sepolto nella nuda terra. Come Papa Francesco. E il grembo da cui, secondo Dante, la sua anima luminosa si mosse per salire in cielo è quello della donna amata: la povertà.

La povertà non fu certo inventata da san Francesco. Al suo tempo la maggioranza degli esseri umani era povera; e nessuno può capirlo meglio di noi, nati al tempo del trionfo della borghesia e della classe media, e vissuti al tempo del suo impoverimento. Ma Francesco dimostrò che la povertà può essere non soltanto imposta e subìta, ma scelta, accettata. E se sarebbe disumano che tutti volessimo essere poveri, tutti possiamo capire che non siamo al mondo solo per guadagnare denaro, assegnare bonus milionari ai manager che licenziano, trafficare in bitcoin, fare soldi con altri soldi, e portarli nei paradisi fiscali.

Francesco il primo italiano: più ci penso, più mi piace, più mi emoziona. Libero il lettore di interpretare «il primo italiano» in senso cronologico, o in senso morale e spirituale. Perché Francesco è la nostra aspirazione al bene e al bello. Francesco è la parte migliore di noi.

tratto da «Francesco. Il primo italiano» di Aldo Cazzullo 



Torna la festa dedicata a San Francesco

Il 4 ottobre del 2026 tornerà a essere la festa nazionale di San Francesco. È un’ipotesi che si sta concretizzando, alla luce di una proposta avanzata lo scorso anno ad Assisi dal poeta Davide Rondoni che attualmente ricopre l’incarico di presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni dell’ottavo centenario della morte del santo.

Il 2026 sarà costellato di eventi dedicati a questa ricorrenza che vede già fiorire numerose iniziative. Gli anni appena trascorsi sono stati contraddistinti dalla memoria di altre tappe essenziali nella vita del povero di Assisi: il primo Presepe a Greccio, le Stimmate, la composizione del Cantico delle Creature.

Ci è data l’opportunità di vivere la tempesta molto tragica del presente sentendoci affiancati dalla presenza di un uomo santo, e Patrono d’Italia, che visse fino in fondo la prostrazione, e ne fece germogliare una voce di letizia. Questo è lo sfondo sostanziale di queste ricorrenze e anche il motivo per celebrare nuovamente una festa nazionale che esisteva ed è stata ridotta a festa civile nel 1977.

Dalla proposta di Rondoni si è arrivati a un provvedimento che è attualmente al vaglio del Governo (il 17 settembre si è votato alla Camera, poi si passerà alla valutazione del Senato) ed è frutto di due testi presentati da Maurizio Lupi (Noi moderati) e Lorenzo Malagola (Fratelli d’Italia). La relatrice alla Camera è stata Elisabetta Gardini (Fratelli d’Italia) che ha spiegato: «Si tratta di riconoscere che i valori incarnati da San Francesco, la pace, la fraternità, la solidarietà, la cura degli ultimi, il rispetto per la natura sono oggi più che mai necessari e sono valori che parlano a tutti, credenti e non credenti».

Non sarà una festività obbligatoria, ed è una precisazione su cui la Commissione Bilancio ha insistito per non gravare ulteriormente sulle casse degli istituti scolastici e sulle amministrazioni locali. L’invito, dunque, è quello di cogliere l’occasione della festa per favorire attività culturali, iniziative di approfondimento educativo che mettano a tema i valori di cui ha dato testimonianza san Francesco. Povertà, attenzione al creato, accoglienza dell’altro e pace. Sono temi, apparentemente, in perfetta sintonia con molte urgenze attuali.

Ma il santo di Assisi non fu semplicemente un ambientalista ante litteram e neppure un visionario romantico, per questo abbiamo chiesto a Davide Rondoni un affondo sul motivo autentico per cui è un segno essenziale che il nostro calendario sia dettato, anche, dal passo di Francesco.

Come presidente del Comitato san Francesco hai lanciato la proposta di ripristinare la festa nazionale del 4 ottobre. Qual è la situazione allo stato attuale?

Ho lanciato la proposta il 4 ottobre dell’anno scorso ad Assisi, sottolineando che il santo della pace, il santo dei malati, il santo che ci salvò dagli estremismi religiosi deve essere posto al centro dell’attenzione. Questo invito è stato ascoltato sia dalla premier Meloni sia dalle altre forze politiche che hanno messo in moto l’iter parlamentare per arrivare alla conclusione, in modo che il 4 ottobre del 2026 si possa celebrare definitivamente. Si è votato alla Camera, poi si passerà al Senato. Spero che non ci si divida su San Francesco.

Una possibile obiezione potrebbe essere sul fatto che la cronaca ci impone di inquadrare la nostra attualità come crivellata di guerre, di criticità drammatiche. Rispetto alle priorità ritenute imprescindibili, tirare fuori la parola «festa» potrebbe sembrare fuori luogo o di importanza molto secondaria. Perché abbiamo bisogno di questa celebrazione?

La festa dedicata a un santo ha proprio lo scopo di ricordarci che abbiamo dei patroni in cielo e non dei padroni sulla Terra. La povertà, tanto elogiata nella storia di Francesco, è riconoscere che non siamo i padroni nel mondo e non siamo i padroni di nessuno. Mai come adesso è urgente ricordarci di questo, che anche i signori della guerra non sono i padroni del mondo. Avere dei patroni in cielo aiuta a mettere a fuoco, a dire con chiarezza non solo che i grandi poteri fanno la guerra, ma che fanno la guerra nella vita delle persone, con l’alleanza di molte persone.

Nel sentire comune, il giorno di festa è un giorno in cui ci si ferma, ci si riposa. Possiamo intenderlo come un invito a fermarci, a riconsiderare che il tempo non è una nostra proprietà di cui abbuffarci e di cui spremere ogni secondo? Penso, banalmente, alle attività che sono aperte h 24 e 7 giorni su 7. Dobbiamo farci aiutare dai santi a scandire il tempo?

La festa è un segno offerto a chi vuole, ovviamente, non è obbligatoria. Si può festeggiare oppure no, ma è un segno. Più che sul tempo, insisterei proprio sul segno. Una civiltà che non lascia segni, lascia solo i marchi. È molto importante riaffermare il valore dei segni che san Francesco ha lasciato a tutta la civiltà europea. Sul tema, invece, del fermarci e della lentezza sono un po’ titubante. Riduciamo i termini della questione all’essere di corsa o andare lenti. Il punto non è se uno si ferma o non si ferma, ma a cosa guarda mentre va, e che ci siano dei segni mentre uno va rende migliore il cammino. Si può essere contemplativi anche di corsa.

Fonte: Tempi, settembre 2025

lunedì 28 agosto 2023

Nominato il Comitato nazionale

 (ANSA) - ASSISI (PERUGIA), 11 MAG - E' stato ufficializzato il Comitato nazionale per la celebrazione dell'ottavo centenario della morte di San Francesco d'Assisi.

Lo ha fatto con un decreto la Presidenza del Consiglio dei ministri che ha provveduto a nominare presidente Davide Rondoni.

Lo rende noto il Comune di Assisi, spiecificando che il sindaco della città, Stefania Proietti, è membro di diritto.

Gli altri 18 componenti sono Franco Cardini e Vincenzo Rosito (scelti dal ministero della Cultura), Gianfranco Formichetti ed Emanuela Varano (ministero del Turismo), Felice Accrocca, Fiammetta Modena e Antonino Treppiedi (ministero dell'Istruzione d'intesa con il ministero dell'Università), Giulio Cesareo (ministero degli Esteri), Gianfranco Brunelli ed Enrico Menestò (Conferenza unificata), Fabrizio Gareggia e Matteo Fortunati (Regione Umbria), Grado Giovanni Merlo e Stefano Brufani (Comune di Assisi), Marina Rosati (Diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino), Francesco Piloni e Marco Giuseppe Moroni (conferenza dei ministri generali del primo ordine francescano e Tor), Paolo Vian (società internazionale di studi francescani).

Il Comitato è stato nominato in applicazione della legge 140 del 2022 che ha previsto appunto un organismo a cui è affidato il compito di elaborare un programma culturale relativo alla vita, all'opera e ai luoghi legati alla figura di San Francesco e prevede un budget di 4 milioni e 510 mila euro.

L'iter legislativo fu avviato dall'allora ministro della Cultura Dario Franceschini su forte sollecitazione del Comune di Assisi e poi il parlamento lo ha approvato con un consenso trasversale.

    (ANSA).

Verso l'anno 2026

LEGGE 31 agosto 2022 , n. 140


Disposizioni per la celebrazione dell'ottavo centenario della morte di San Francesco d'Assisi. 


 

  La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno

approvato; 

 

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 

 

                              promulga la seguente legge: 


                               Art. 1 

                               Finalita' 

 1. La Repubblica, nell'ambito delle finalita' di  promozione  dello sviluppo della  cultura  e  della  ricerca  scientifica,  nonche'  di valorizzazione e di tutela del patrimonio storico e  artistico  della Nazione, a essa attribuite dalla Costituzione, celebra la  figura  di San Francesco d'Assisi nella ricorrenza dell'ottavo centenario  della morte, che cade nell'anno 2026. 


                               Art. 2 

          Istituzione e finanziamento del Comitato nazionale 

 

1. Per le finalita' di cui all'articolo 1 e' istituito il  Comitato nazionale per la celebrazione dell'ottavo centenario della  morte  di San Francesco d'Assisi, di seguito denominato «Comitato nazionale», a cui e' attribuito un contributo di 4.510.000 euro per  gli  anni  dal 2022 al 2028. 

 2. Il contributo di cui al comma 1 e' autorizzato nella  misura  di 200.000 euro per l'anno 2022, 500.000 euro per l'anno  2023,  500.000 euro per l'anno 2024, 1 milione di euro per l'anno 2025, 2 milioni di euro per l'anno 2026, 300.000 euro per l'anno 2027 e 10.000 euro  per l'anno 2028. 

 3. ((COMMA ABROGATO DAL D.L. 10 AGOSTO 2023, N. 105)). 

 4.  Al  Comitato  nazionale  possono  altresi'   essere   destinati contributi  di  enti  pubblici  e  privati,  lasciti,   donazioni   e liberalita' di ogni altro tipo. 


                               Art. 3 

          Composizione e funzionamento del Comitato nazionale 


 1. Il Comitato nazionale e' formato da  venti  componenti  nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei  ministri,  da  adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della  presente legge. 

  2. Il presidente del Comitato nazionale e' nominato dal  Presidente del Consiglio dei ministri. Gli altri componenti sono designati:  

due dal Ministro della cultura, due dal Ministro  del  turismo,  tre  dal Ministro dell'istruzione e  dal  Ministro  dell'universita'  e  della ricerca d'intesa tra loro, uno dal Ministro  degli  affari  esteri  e della cooperazione internazionale, due dalla Conferenza unificata  di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto  1997,  n.  281, due dalla regione Umbria, due dal comune di Assisi, uno  dal  vescovo della  diocesi  di  Assisi-Nocera  Umbra-Gualdo  Tadino,  due   dalla Conferenza dei ministri generali del primo ordine francescano  e  del terzo ordine regolare e uno dalla Societa'  internazionale  di  studi francescani associazione di promozione sociale, con sede  in  Assisi.

Del Comitato nazionale e' altresi' componente di diritto  il  sindaco del comune di Assisi. 

  3. I componenti del Comitato nazionale sono  scelti  tra  esponenti della cultura italiana e internazionale aventi comprovata  competenza e conoscenza della vita e delle  opere  di  San  Francesco  d'Assisi,  nonche' tra rappresentanti di enti pubblici, privati ed ecclesiastici con personalita' giuridica nell'ordinamento  della  Chiesa  cattolica che, per le finalita' statutarie o per  l'attivita'  culturale  o  di culto svolta, abbiano maturato una specifica competenza e  conoscenza della figura da celebrare o che siano particolarmente coinvolti nella celebrazione per l'ambito territoriale, turistico o istituzionale  in cui agiscono. 

  4. Il decreto di cui al comma 1 determina, altresi',  le  modalita' di funzionamento e di scioglimento del Comitato nazionale. 

  5. Con decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri,  su proposta del Ministro della cultura, di concerto con il Ministro  del turismo, sentita la Conferenza unificata di cui  all'articolo  8  del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, possono  essere  nominati ulteriori componenti del Comitato nazionale, fino a un numero massimo di tre, nel rispetto di quanto stabilito dal comma 3. 

  6. Ai componenti del Comitato nazionale non  e'  corrisposto  alcun compenso, gettone di presenza o altro emolumento comunque denominato.

Essi hanno  diritto  al  solo  rimborso  delle  spese  effettivamente sostenute e documentate per le  attivita'  strettamente  connesse  al funzionamento del Comitato, secondo la normativa  vigente.  Le  spese per il funzionamento sono  poste  a  carico  del  contributo  di  cui all'articolo 2. 

  7. Il Comitato nazionale e' sottoposto alla vigilanza del Ministero della cultura. A tale  fine,  il  Comitato  elabora  e  trasmette  al Ministero,  con  cadenza  annuale,   rendiconti   sull'utilizzo   del finanziamento   ricevuto,    nonche'    l'ulteriore    documentazione eventualmente richiesta dal medesimo Ministero. 

  8. Il Comitato nazionale opera presso il Ministero  della  cultura. Esso assicura l'integrazione e la coerenza del programma culturale di cui all'articolo 4, comma 2, con le attivita' del  Comitato  per  gli anniversari di interesse nazionale, istituito  presso  la  Presidenza del Consiglio dei ministri. 

                             

  Art. 4 

               Durata e compiti del Comitato nazionale 

 

  1. Il Comitato nazionale opera a decorrere dalla data  di  adozione del decreto di nomina di cui all'articolo 3,  comma  1,  e  resta  in carica fino alla data del 30 aprile 2028. 

  2. Il Comitato nazionale ha il compito di  elaborare  un  programma culturale relativo alla vita,  all'opera  e  ai  luoghi  legati  alla figura di San Francesco d'Assisi, comprendente attivita' di  restauro di cose mobili o immobili sottoposte a tutela ai sensi del codice dei beni culturali e del paesaggio, di  cui  al  decreto  legislativo  22 gennaio 2004,  n.  42,  nonche'  attivita'  di  ricerca,  editoriali, formative,   espositive   e   di   organizzazione   e   gestione   di manifestazioni in ambito culturale, storico, letterario,  scientifico e   artistico   di   elevato   valore,   in   una   prospettiva    di internazionalizzazione, di  promozione  turistica  e  di  innovazione tecnologica  nonche'  di  attenzione  agli  aspetti   del   messaggio francescano riguardanti il  rispetto  e  la  cura  dell'ambiente,  il dialogo tra le religioni e la pacifica convivenza tra  i  popoli,  al fine di divulgare in Italia e all'estero, anche mediante  piattaforme digitali, la conoscenza del pensiero,  dell'opera,  della  cultura  e dell'eredita' del personaggio. In particolare, il Comitato  nazionale ha il compito di: 

    a)  elaborare  il  piano  delle  iniziative  culturali   per   la divulgazione e la diffusione della conoscenza della vita e dell'opera di San Francesco d'Assisi, anche con  riferimento  ai  settori  della formazione scolastica, dell'alta  formazione  artistica,  musicale  e coreutica, dell'universita' e  della  ricerca,  tenendo  conto  degli eventuali riflessi della sua opera in ambito internazionale; 

    b) predisporre  il  piano  economico  sulla  base  delle  risorse finanziarie assegnate dalla presente  legge  e  tenendo  conto  degli eventuali  contributi,  lasciti,  donazioni  e  liberalita'  di   cui all'articolo 2, comma 4; 

    c) elaborare programmi volti  a  promuovere  attivita'  culturali connesse   alla   celebrazione,   da   realizzare    attraverso    il coinvolgimento di enti  pubblici  o  privati,  dotati  di  comprovata esperienza, capaci di  apportare  ogni  utile  contributo  o  risorsa economica; 

    d) predisporre programmi intesi a favorire processi  di  sviluppo culturale nel territorio,  nonche'  di  valorizzazione  e  promozione turistica dei luoghi  e  dei  cammini  francescani  e  di  promozione commerciale in ambito culturale connessi alla celebrazione. 

  3. Nell'ambito dei programmi di cui al comma 2,  lettera  c),  sono ricomprese: 

    a) la  pubblicazione  dell'edizione  delle  fonti  sulla  vita  e sull'opera di San Francesco  d'Assisi  e  sulle  origini  dell'Ordine francescano fino al XIV secolo, a cura della Societa'  internazionale di studi francescani associazione di promozione sociale, con sede  in Assisi, che vi provvede in  coordinamento  con  l'Edizione  nazionale delle fonti francescane, di cui al decreto del Ministro per i beni  e le attivita' culturali del 2 agosto 2007; 

    b) la pubblicazione del catalogo dei codici medievali  del  Fondo antico comunale e la catalogazione  del  Fondo  antico  dei  libri  a stampa della Biblioteca comunale conservati presso il Sacro  Convento in Assisi, a cura della Societa' internazionale di studi francescani, in collaborazione con il medesimo Sacro Convento. 

  4. I piani di cui alle lettere a) e b) e i programmi  di  cui  alle lettere c) e d) del comma  2  sono  sottoposti  all'approvazione  del Ministero della cultura e del Ministero del turismo. 


                               Art. 5 

                       Disposizioni finanziarie 

 

  1. Agli oneri derivanti dall'articolo 2, comma 2,  pari  a  200.000 euro per l'anno 2022, 500.000 euro per l'anno 2023, 500.000 euro  per l'anno 2024, 1 milione di euro per l'anno 2025, 2 milioni di euro per l'anno 2026, 300.000 euro per l'anno 2027 e 10.000  euro  per  l'anno 2028, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di  cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190. 

  La presente legge, munita del sigillo dello Stato,  sara'  inserita nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. 

    Data a Roma, addi' 31 agosto 2022 

 

                             MATTARELLA 

 

                                  Draghi,  Presidente  del  Consiglio

                                  dei ministri 

 

                                  Franceschini,    Ministro     della

                                  cultura 

 

Visto, il Guardasigilli: Cartabia